Trovarsi con un po’ di amici, “armarsi” e zaino in spalla andare a divertirsi in mezzo alla natura, tra i boschi, vicino a sgargianti ruscelli, rispettando l’ambiente circostante e riuscire ad apprezzarne gli aspetti più nascosti: un paesaggio su cui non ci si era mai soffermati, l’incontro con un capriolo saltellante, odori e profumi delle varie stagioni. Ma il softair non è solo questo; è un’attività che, a dispetto di quanto di possa sospettare, si configura come antimilitarista, non nell’aspetto esteriore, bensì nello spirito. Chi gioca a softair lo fa per praticare un’attività piacevole, in buona compagnia; certo, il vestirsi come soldati ed equipaggiarsi con armi che sono sì giocattoli ma comunque repliche di armi vere potrebbe far apparire il tutto degno del più fanatico guerrafondaio, ma bisogna andare al di là delle apparenze. Innanzitutto esistono regole ben chiare alle quali attenersi; la potenza delle armi giocattolo, che sparano pallini di plastica di 6mm, deve essere inferiore ad 1 joule di potenza, si devono indossare protezioni adeguate (la cosa fondamentale è proteggere gli occhi con maschere od occhiali) e soprattutto è necessario mantenere un comportamento corretto nei confronti degli avversari (non nemici!) e delle regole. I capitani delle squadre –ebbene sì, esistono squadre di softair- sono responsabili della condotta dei propri compagni, e il loro compito consiste nell’aiutare i nuovi al gioco, far da guida non solo ai “novellini” –ovviamente in accezione scherzosa- ma anche ai veterani del proprio team e, innegabilmente, sanzionare i comportamenti non consoni. Il rispetto degli altri, sotto tutte le angolazioni, è uno dei fondamenti di questa attività, che da qualche anno è stata tra le altre cose riconosciuta dal CONI e ora coordinata dallo CSEN (Centro Sportivo Educativo Nazionale); l’inganno, la slealtà dei giocatori disonesti e/o accecati dalla troppa voglia di vincere sono malvisti dai veri appassionati di questo splendido sport. Il caso classico vede un giocatore poco avvezzo all’onestà “non dichiararsi”; ci si dichiara, difatti, quando durante la sessione di gioco –ne esistono di moltissimi tipi- si viene colpiti anche solo da un pallino sparato dalle armi giocattolo degli avversari di turno. La risoluzione di questo problema –ma anche degli altri, in generale- passa per la discussione, l’interazione tra i giocatori, i quali si ritrovano a game concluso a discutere ed argomentare le loro opinioni, in un clima che è quasi sempre pacato e sereno –un po’ come accade nell’Ultimate Frisbee, anche questo seriamente diffusosi negli ultimi anni-; spesso e volentieri anche i giocatori più riottosi e meno inclini ad accettare sportivamente il verdetto del “campo di battaglia” si convincono che l’importante non è tanto vincere a tutti i costi, quanto divertirsi e cercare di diventare sempre più bravi. E’ pur vero che si potrebbe dire: “esistono tanti sport, perché spararsi addosso per divertirsi facendo attività fisica –e, quale giocatore di softair, vi assicuro che di attività fisica ce n’è parecchia nella pratica di questo sport-?”. La risposta è semplice; si unisce alla passione per il mondo militare lo sport. Ma non la passione per il sangue, la morte ed il dolore provocato dalle armi; trattasi di semplice attrazione verso le uniformi, di cameratismo –nella sola accezione di caserma-, del sentire l’attaccamento ad una squadra che tanto somiglia ad un plotone di fratelli. Chi scrive è convinto che la pratica del softair renda una persona sempre più in grado di apprezzare la pace e ripudiare la guerra; i seppur brevi momenti di ansia e “tremarella”, quando i pallini avversari fischiano tutt’attorno e si tenta con tutte le proprie forze di resistere e “salvarsi”, non possono non creare un minimo parallelo, anche se forse riduttivo, con le vere situazioni di guerra, dove al posto dei pallini fioccano veri proietti e le granate sconquassano le carni.
Ed è dunque con uno spirito sempre più pacifista che gioco a softair; si cementano amicizie, se ne creano di nuove, si pratica attività fisica, ci si tempra nella convinzione di quanto si sia fortunati, anche solo rispetto ai nostri nonni che la guerra l’hanno vista e combattuta, anche sull’uscio di casa, o sulle montagne, troppo spesso dando la vita…
Ray
Il softair o soft air (in inglese: airsoft o air soft) è un'attività ludico-ricreativa di squadra basata sulla simulazione di tattiche militari.
Il softair si distingue dalle altre attività basate sulla simulazione militare per l'utilizzo delle Air Soft Gun (in inglese letteralmente Arma ad Aria Morbida) da cui appunto prende il nome.
Il softair è caratterizzato da una grande varietà di giochi diversi che spaziano da un approccio meramente ludico ad un approccio di tipo sportivo, da un approccio ricreativo ad un approccio strategico-simulativo, comprendendo varie sfumature all'interno di questi quattro estremi.
Il softair, nonostante l'apparenza bellicosa, è innocuo, non violento e basato sul corretto confronto sportivo. Proprio per queste caratteristiche è ormai frequente l'utilizzo di questo gioco nell'ambito del team building, del problem solving e della formazione aziendale.
Le A.S.G.
Le Air Soft Gun (letteralmente dall'inglese 'Arma ad Aria Morbida') sono repliche (più o meno fedeli) di arma da fuoco che proiettano pallini sferici mediante la spinta impressa dalla compressione di un gas (Aria, Propano, CO2).
I pallini, nella maggior parte della dimensione di 6mm di diametro (meno frequentemente 8mm), possono essere composti:
Il peso delle tre tipologie di pallini varia tra gli 0,12g (in particolare quelli della prima tipologia) e 0,20 - 0,28g; più rari i pallini a grammatura superiore.
La compressione del gas necessario per proiettare il pallino può derivare dalla compressione, manuale o motorizzata, di un cilindro a molla oppure da serbatoi di gas precompressi. Nel caso di A.S.G. motorizzate si può incorrere anche nella denominazione Air Electric Gun (A.E.G.).
Normativamente, come si desume dalla Sintesi del diritto delle Armi, le A.S.G. che imprimono una energia al pallino non superiore ad 1 Joule sono da considerarsi oggetti qualsiasi, esclusi dal novero delle armi o degli strumenti (e dai relativi ordinamenti).
Durante il trasporto delle ASG è comunque utile osservare alcune regole atte a prevenire la possibilità che le stesse siano erroneamente identificate come le controparti reali:
È inoltre buona norma per il trasporto:
Le A.S.G. non sono soggette a marchiatura CE per "giocattoli per bambini" in quanto esplicitamente escluse perché riproducenti armi da
fuoco.
Le A.E.G. non sono soggette a marchiatura CE per "apparati elettrici di limitato voltaggio" in quanto esplicitamente escluse perché operanti in corrente continua e tensione nominale inferiore ai 75V.
Durante il gioco viene usata un'attrezzatura minima, composta in genere da:
A questa attrezzatura base, i giocatori più esperti spesso aggiungono attrezzature più avanzate:
Dato il particolare realismo delle attrezzature, è fondamentale per lo svolgimento pacifico dell'attività che i club comunichino luogo, ora e data dei raduni, alle autorità competenti in materia di pubblica sicurezza, così da non incorrere in problemi con i residenti nell'area o eventuali persone sul campo di gioco.
La particolarità di questo gioco/sport è l'essere basato completamente sulla correttezza del singolo giocatore, dato che non esiste alcun modo per provare oggettivamente che l'avversario sia stato colpito o meno: è dovere del giocatore, nel momento in cui avverte l'impatto del pallino avversario, alzare la mano, smettere di sparare e gridare colpito, morto, o preso (autodichiarazione) e quindi abbandonare l'area di gioco, evitando di collaborare e comunicare in alcun modo con i propri compagni ancora impegnati nell'azione.
Chi agisce disonestamente viene ironicamente definito highlander (dal famoso film basato sulle vicende degli scozzesi immortali) e una volta individuato può essere discriminato ed emarginato dagli altri giocatori; può anche essere espulso dal gioco o nei casi più gravi, dall'Associazione di appartenenza.
L'autodichiarazione è anche importante al fine di evitare inutili e continue raffiche di pallini ai danni del giocatore stesso.
Alla fine degli anni novanta, in contemporanea con la maggior diffusione di questo sport in Italia, ci sono stati alcuni casi di critiche fortemente negative da parte della stampa[1], relative al fatto che le armi/repliche da softair siano occasionalmente usate anche nell'ambito di azioni criminali, per via della loro somiglianza con le omologhe reali, per via della facilità nel reperirle e per la possibilità di modificarle per sparare colpi reali (cosa in realtà assolutamente impossibile) e al fatto che i gruppi di giocatori siano visti come "covi di guerrafondai" e/o appartenenti ad aree politiche estremiste. La maggior parte dei Club ha recentemente adottato nei propri statuti il divieto di manifestare simboli politici o fare apologie politiche.
Come già detto i proiettili delle armi giocattolo, secondo il regolamento ministeriale adottato dal Ministero dell'Interno con il decreto n. 362 del 2001, non possono superare il joule di energia alla volata. Tuttavia possono essere migliorate le caratteristiche balistiche ma in ogni caso una replica "modificata" non potrà mai recare offesa.
Questo tipo di armi giocattolo è per sua natura innocuo, e dovrebbe riportare il segnale rosso di sicurezza sulla volata. Tale segnale però (soprattutto per questioni di mimetismo dato che il rosso spicca vistosamente sui colori della vegetazione) può essere sostituito o colorato dal giocatore, che dovrà però avere cura di utilizzare l'arma solo ed esclusivamente nei contesti di gioco e di non mantenerla in vista durante il trasporto; l'eliminazione o la cancellazione in qualunque forma del tappo rosso non costituisce di per sè un reato, ma può divenire aggravante se il giocattolo viene usato per commettere azioni criminali (come da varia normativa, ma soprattutto da sentenza della Cassazione I, 11 ottobre 1991, n. 10213 sulla legge n. 36 del 21 febbraio 1999: «la semplice detenzione di arma giocattolo priva del prescritto tappo rosso non è prevista come reato».